Dato il divieto del bando di relazionarsi con gli edifici storici che circondano il lotto, né la possibilità di progettare il giardino limitrofo, si è immaginato un oggetto autoreferenziale composto di scatole di diverse dimensioni, diversa inclinazione e posizione nello spazio tutte però interconnesse con il cubo bianco centrale attraverso il quale si snoda una promenade architectural attraverso le opere e i calchi degli scultori del ‘900.
Un altro cubo di ingresso con i servizi, un altro in cemento illuminato dall’alto destinato alle personali e l’ultimo vuoto sospeso a mezz’aria destinato al lounge si riflettono su uno specchio d’acqua ellittico, autocompiacendosi come Narciso che si sporge per guardarsi nel lago.
All’interno i calchi di gesso e le sculture mettono in scena un forte contrasto tra la materia plasmata dagli scultori e il volume stereometrico traslucido che li contiene. L’accesso attraverso una passerella curva che supera l’acqua e si inserisce nel volume di ingresso allude al passaggio della vita di tutti i giorni ad una dimensione altra in cui il visitatore incontra spazi fatti di luce che come una teca custodiscono la bellezza scolpita nella materia.
